Recensioni del lunedì è una nuova rubrica della pagina Inter Alma in cui ogni lunedì verranno postate delle recensioni di film, musica e libri. Questa rubrica è inoltre presente anche sulla nostra pagina Facebook, seguiteci anche lì!

Recensione: Kafka sulla Spiaggia

Oggi si inizia con un libro da me particolarmente amato: Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami. Tamura Kafka (il suo vero nome rimane ignoto per tutto il romanzo) è un ragazzo di 15 anni che scappa di casa in cerca di una vita libera dalle pressioni del padre e da una inquietante profezia che grava su di lui da tempo. Il viaggio e la vita del ragazzo si intrecceranno con quella di Nakata, un anziano colpito in tenera età da un misteroso incidente che gli ha permesso di ottenere delle straordinarie abilità di cui egli stesso non è a conoscenza, ma che allo stesso tempo lo ha privato della capacità di leggere e scrivere. Penso sia impossibile descrivere in così poche parole un libro talmente ricco di emozioni, colpi di scena, e vita. Non è altresì possibile limitarsi ad incatenarlo in un genere preciso, poichè è talmente ricco di sfumature ed influenze (derivanti anche dal mondo della musica) per cui ogni capitolo offre un universo intero di riflessioni al lettore. La capacità di Murakami di saper legare così fluidamente delle atmosfere oniriche e sognanti alla cruda ed a volte bellissima realtà della vita è senza pari. Un libro scritto con uno stile che sa come e dove colpire il lettore. Mai banale; a volte profondo e complesso quasi come un saggio di filosofia, è allo stesso tempo semplice nel descrivere atti di vita quotidiana che assumono in quest’opera un significato totalmente nuovo e vitale. Un libro che se vorrete sarà sicuramente in grado di farvi apprezzare di più la vita nelle sue tante e meravigliose manifestazioni.

Recensione: For Emma, Forever Ago

La mini recensione di oggi non sarà su un libro, bensì su un disco di un artista che adoro. L’album in questione è For Emma, Forever Ago dei Bon Iver. I Bon Iver sono un gruppo formato nel 2007 dal cantautore statunitense Justin Vernon; la loro musica è un insieme di Indie Rock, Folk Rock, musica elettronica ed Ambient, che crea sonorità uniche e decisamente d’impatto. La chitarra e la voce unica di Justin Vernon creano delle melodie semplici ed eleganti, le quali si inseriscono sinuosamente e perfettamente all’interno di arrangiamenti che pongono l’emotività al centro di tutto. L’artista sceglie consapevolmente di utilizzare uno stile semplice e diretto, evitando inutili tecnicismi che sarebbero fonte di distrazione per questo disco. La musica ci racconta di storie che abbiamo già vissuto ma dimenticato. Impossibile, infatti, ascoltando brani come Flume o Re: stacks (due dei miei preferiti), restare indifferenti di fronte alle immagini ed ai ricordi che sono in grado di suscitare.

Recensione: Il petroliere

Recensione di oggi: Il Petroliere (titolo originale There Will Be Blood) di Paul Thomas Anderson, 2007. Daniel Plainview è un ricchissimo industriale americano; cinico, misantropo e disilluso dal mondo. Avendo la possibilità di acquistare un nuovo giacimento di petrolio, Daniel si trasferisce con suo figlio adottivo per qualche giorno nel luogo degli scavi, per gestire e controllare i lavori. È proprio qui che, a causa di determinati avvenimenti ed incontri con altri personaggi, non migliori di lui, si manifesterà ancora di più la sua discesa verso la follia ed il suo distaccamento dalle persone. Paul Thomas Anderson gira un film perfetto sia nella forma che nella sostanza. La tecnica priva di difetti del film (fotografia, montaggio e colonna sonora eccellenti) non oscura assolutamente la scrittura perfetta, e il significato profondo di quest’opera, che ci parla di rapporti umani, di come la ricchezza e l’avidità possano inaridire lo spirito di un uomo. Daniel Day Lewis è eccezionale nel ruolo, grazie al suo stile camaleontico riesce ad entrare perfettamente nel personaggio. I bellissimi dialoghi e l’atmosfera cruda e claustrofobica del film, sono necessari per farci comprendere la visione del mondo di Daniel. Un uomo che grazie al suo successo, ha avuto tutto dalla vita, eppure è rimasto irremidiabilmente solo con sé stesso.

Recensione: Meridiano di sangue

Recensione di oggi: Meridiano di sangue di Cormac McCarthy (1985).Considerato il capolavoro dello scrittore americano, Meridiano di sangue racconta la storia di un giovane ragazzo che, fuggito di casa, si unisce ad una banda di cacciatori di scalpi, attivi fra Messico e Stati Uniti. L’incontro con quest’ultimi, ed in particolare con l’enigmatico ed imprevedibile Giudice Holden, trascinerà il ragazzo in una spirale di violenza e follia, sullo sfondo di un mondo crudele ed indifferente. Il romanzo presenta uno stile secco e crudo, descrivendo perfettamente un’epoca, quella spesso idealizzata del selvaggio West Americano, senza alcun tipo di filtro o limite. La natura dai paesaggi senza tempo e dall’aspetto quasi demoniaco, riflette l’animo dei protagonisti. McCarthy analizza e sonda perfettamente l’animo umano, narrandoci di quanto la malvagità e la violenza insensata siano parte intrinseca dell’uomo. “Prima che nascesse l’uomo, la guerra lo aspettava, il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza”, “La guerra è Dio”; frasi del Giudice Holden, il quale rappresenta l’essenza stessa del romanzo, l’ incarnazione del Male, unico vero protagonista di questo capolavoro. Un libro splendido ed unico, da leggere assolutamente!

Recensione: Valtari (Sigur Ros)

Oggi recensione di un disco: Valtari dei Sigur Ros (2012)
I Sigur Ros si formano nella capitale Islandese nel 1994, sono fra i più famosi esponenti del genere Post rock/Ambient. Il gruppo islandese possiede uno stile unico, che si discosta da quello di altri gruppi del genere, e che si sviluppa sempre più ad ogni pubblicazione. Sesto lavoro della band, il disco presenta sonorità ambient fortemente influenzate dalla musica elettronica, discostandosi da quelle maggiormente acustiche degli album precedenti. Le chitarre, sempre presenti ma nascoste, lasciano spazio agli archi ed ai synth, i quali creano un tappeto sonoro, sul quale vengono creati dei pezzi unici e dalle atmosfere sognanti. I paesaggi sconfinati dell’Islanda vivono ed esprimono la loro bellezza all’ interno di quest’ album. Grazie alle straordinarie capacità del gruppo, Valtari riesce ad esprimere a pieno le emozioni con le quali è stato concepito e creato. Brani come Varúð o Varðeldur, grazie all’ arrangiamento minimale ma creato magistralmente, colpiscono l’ascoltatore. Un disco da ascoltare assolutamente, così come gli altri lavoro di questo fantastico gruppo!

Recensione: Fargo

Recensione di oggi: Fargo dei fratelli Coen (1996)
Minnesota inverno del 1987. Un venditore di auto, marito e padre di famiglia in precarie condizioni economiche, organizza, con l’aiuto di due criminali del luogo, il finto rapimento della propria moglie per riscuotere il riscatto dal facoltoso suocero. La situazione si complicherà sempre di più, fra equivoci ed incomprensioni che renderanno la vicenda sempre più sanguinaria. I fratelli Coen, indiscussi re della commedia nera americana, girano un film violento, ironico e grottesco. Nonostante l’ironia che contraddistingue molti dei lavori dei due registi; Fargo fa della rappresentazione della violenza e della miseria umana il suo punto di forza. Il paesaggio costantemente innevato ed offuscato dalla nebbia (fotografia eccezionale), fa da sfondo ad una vicenda in cui i personaggi, magistralmente caratterizzati ed interpretati, ci mostrano vari aspetti dell’indole umana. Molti i personaggi, e molti i dialoghi folli e costantemente al limite (caratteristica questa, ripresa anche da Tarantino). La storia e la sceneggiatura sono strutturate alla perfezione, le tematiche ed i sottotesti profondi e tutti da scoprire. Un film che sorprende, assolutamente da vedere, come tutte le opere dei due registi americani.

Recensione: Le avventure di Gordon Pym

Recensione di oggi: Le avventure di Gordon Pym, Edgar Allan Poe (1838).
Unico romanzo pubblicato in vita dal Maestro dell’ horror letterario; quest’ opera ricca di suspence e terrore, narra delle disavventure del giovane Gordon Pym, imbarcatosi clandestinamente su una nave diretta verso i mari del Sud. Il romanzo, prevalentemente incentrato sui temi del viaggio e dell’avventura, è scritto con uno stile semplice, complesso quando richiesto, ed estremamente convincente. I personaggi, razionali e concreti, affrontano situazioni estreme e sono costretti a compiere delle gesta terribili. Poe descrive perfettamente l’angoscia ed il disagio provati dal protagonista nei momenti di difficoltà, così come la gioia e la sensazione di libertà che solo il viaggio sa offrire. Nonostante non sia il tema principale del romanzo, l’Orrore colpisce e confonde il lettore in più di un capitolo; inoltre il finale folle ed onirico mostra ancora di più quanto lo scrittore di Boston, fosse un visionario innovatore, pioniere dell’ horror e di un certo tipo di fantascienza. Non è un caso infatti che Lovecraft, altro gigante della narrativa horror fantascientifica, consideri Poe come suo maestro e lo citi direttamente nelle sue opere. Un libro magnifico, atipico per alcuni aspetti, estremamente scorrevole e piacevole da leggere!

Recensione: Say I Am You (The Weepies)

Recensione di oggi: Say I Am You, The Weepies (2006).
I The Weepies sono formati dai cantautori canadesi Deb Talan e Steve Tannen nel 2001. Lo stile musicale del duo unisce perfettamente l’indie al pop e ad un certo tipo di folk americano in cui chitarra e voce costituiscono le colonne portanti dei brani. Il disco, seconda opera del duo, è il perfetto esempio di come la composizione e delle idee fresche ed innovative siano tutto ciò che serve per creare buona musica. Musica dalle idee semplici, ma non per questo banali, che arriva dritta al cuore dell’ ascoltatore. Le chitarre e le voci calde dei due si rincorrono, giocano e danzano insieme, in un’opera magistralmente diretta ed interpretata che esprime passione, positività, e gioa per la vita. Un album che traduce in note le emozioni dei due musicisti, i quali ci raccontano storie di amore ed amicizia con un pizzico di malinconia. Miei personali preferiti i pezzi: Living in Twilight, World Spins Madly On e Citywide Rodeo.

Recensione: Il grande Lebowski

Recensione di oggi: Il grande Lebowski (1998) dei Fratelli Coen. La coppia di registi americani ci delizia con questa commedia noir, divenuta un cult assoluto degli anni ’90, esilarante, grottesca e tragicomica. Jeffrey Lebowski, chiamato Drugo dagli amici (Dude nella versione originale), si trova suo malgrado coinvolto in una situazione paradossale, nella quale dovrà cercare di risolvere il mistero di un rapimento con riscatto. Film imprevedibile ed atipico, dai dialoghi memorabili e con personaggi che sono entrati nella storia della cinematografia mondiale, Il grande Lebowski è diretto con grazia e maestria dai due registi. I due attori protagonisti, Jeff Bridges e John Goodman si rivelano una coppia fantastica sullo schermo (i due ruoli sono stati scritti appositamente per loro) e affronteranno una serie di avventure e di situazioni surreali. Il genio dei Coen si manifesta in tutta la sua esplosiva creatività, dando vita a questo film capolavoro, il quale dovrebbe essere archetipo assoluto di ogni commedia. Il montaggio e la tecnica del film sono superlativi, la storia mai banale sorprende in alcuni punti con una delicatezza inaspettata. Pellicola assolutamente da vedere!

Recensione: Papillon

Recensione di oggi Papillon di Henri Charrière (1969).
Romanzo autobiografico di un carcerato Francese degli anni ’30, in quest’ opera lo scrittore descrive con minuzia di particolari la sua prigionia nelle colonie penali francesi della Guyana sull’oceano Atlantico ed i suoi numerosi tentativi di fuga. Incarcerato ingiustamente per un delitto che non ha commesso, Charrière è costretto a scontare l’ergastolo in condizioni disumane e pietose, in un carcere a cielo aperto in cui i prigionieri creano una sorta di società interna al loro luogo di prigionia. Estremamente avvincente, e purtroppo drammaticamente vero, Papillon è una fortissima denuncia al disumano trattamento riservato ai detenuti dell’epoca e più in generale ad una società ipocrita in cui i carcerati vengono isolati e nascosti dal mondo, considerati come un problema da eliminare piuttosto che come degli uomini da rieducare. Difatti, la critica sociale, si declina nella volontà del protagonista di vivere in una società in estremo contatto con la natura, priva di elementi che avvelenino lo spirito dell’ uomo.
Nonostante vengano narrati molti fatti di sangue, l’amicizia e la solidarietà che uniscono questi uomini è più forte di qualsiasi legame, uniti saldamente da un incommensurabile amore per la libertà. La libertà è forse il tema principale di questo magnifico libro, la sua eterna ricerca (che va oltre ai fatti narrati ma diviene argomento universale) commuove ed emoziona. Un libro a mio giudizio che ci insegna ad osservare le cose da una prospettiva diversa, da una posizione che normalmente mai prenderemmo; che ci insegna che l’umanità ed il rispetto vanno mostrati anche a coloro che sono incarcerati. Poichè anch’essi prima di essere detenuti sono esseri umani.